lunedì 7 febbraio 2011

Se la gente è incazzata nera, la colpa non sarà forse di chi la fa incazzare?

Solo undici professori universitari rifiutarono di aderire al fascismo: non riuscirono a evitare gli orrori da questo causati, ma salvarono l'onore dell'università italiana.


Quando parla un grande autore dell'esperienza e della cultura di Umberto Eco le parole non sono mai messe a caso. La memoria storica è fondamentale in una democrazia, per non ripetere gli errori (gli orrori...) del passato. Tanti dicono che eventi come quelli del Palasharp o le proteste ad Arcore (perfettamente legittime, dato che non si tratta di residenza privata, ma che è stata inserita nell'elenco di quelle pubbliche per poter permettere al Sovrano di poter effettuare lavori infischiandosene del piano regolatore, come per le ville in Sardegna) non serviranno a liberarci di Berlusconi. Può darsi. Ma, a parte il piacere di cantare Bella Ciao e condividere l'empatia del pensiero comune, non si può continuare a tacere, o a protestare "ma non troppo rumorosamente" (tant'è che come dice Eco la protesta all'estero non arriva, arrivano solo le Ruby e le Noemi) per non disturbare il conducente. La rabbia nel Paese c'è, e non è certo immotivata. Invece di prendersela con chi organizza eventi o manifestazioni, gli intellettuali da salotto dovrebbero chiedere (con forza, e non con timidezza e mille distinguo, o mettendo sullo stesso piano carnefici e vittime) a chi è causa del malessere e del disagio di farsi da parte.

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