mercoledì 18 maggio 2011

Crozza travolgente, infierisce su un Cicchitto disperato

Attesissima puntata di Ballarò dopo il trionfo di Pisapia e del centrosinistra e la disfatta della Moratti e di Silvio Berlusconi. Crozza appare subito in forma smagliante e regala perle di umorismo e staffilate a destra (soprattutto) e a manca. Derisi ovviamente i berluscones, che tentano disperatamente di negare la sconfitta, soprattutto Verdini, a sentire il quale "se si esclude Milano il centrodestra non è andato poi così male" (questa è servirla su un piatto d'argento, è vero). Cicchitto in studio appare teso come una corda di violino. Viene quasi compassione a guardarlo, poi ci si ricorda che è Cicchitto, con tutto quel che ne consegue, e allora si gode a vederlo soffrire. Affondo alla Moratti: "Pisapia stava rubando un'autoradio e ha scoperto di aver vinto". Verrebbe da dire "ma lol". Non viene risparmiato nemmeno il PD, con la connivenza criminale di alcuni suoi noti esponenti in Campania. Il pezzo forte è ovviamente Bersani, con le sue stralunate storielle e le improbabili metafore. Un po' tenero forse il comico con i centristi e Casini, visto il disastroso esito del debutto del Terzo Polo (che, nonostante ciò, reclama il suo essere ago della bilancia, come se nulla fosse successo). Preso di mira anche Grillo, per la sua campagna elettorale molto genovese, all'insegna della parsimonia. Ma soprattutto l'ipocrisia degli italiani, sempre pronti a puntare l'indice su quei politici dei quali vorrebbero però prendere il posto, visto il numero sempre crescente di nostri connazionali che si candidano alle elezioni.

martedì 10 maggio 2011

Siate affamati, siate folli

Ecco il bellissimo discorso tenuto da Steve Jobs all'università di Stanford nel 2005, con sottotitoli in italiano. Un grosso in bocca al lupo al boss della Apple perché possa rimettersi in sesto il più velocemente possibile.

lunedì 9 maggio 2011

33 anni fa moriva Peppino Impastato. Chissà cosa direbbe dei politici d'oggi...

Il 9 maggio 1978 veniva ucciso dalla mafia a soli trent'anni Peppino Impastato, nato a Cinisi in provincia di Palermo da una famiglia in odore di mafia. Suo zio, Cesare Manzella, era un importante boss di Cosa Nostra, e addirittura il numero uno della mafia, Tano Badalamenti, era un amico di suo padre. I famosi "Cento passi" sono proprio quelli che separano la casa di Peppino da quella del boss mafioso. Peppino, per fare un orrendo gioco di parole con il cognome, però era fatto di tutt'altra pasta. Era un militante di sinistra iscritto nelle liste di Democrazia Proletaria per diventare consigliere comunale di Cinisi. Peppino era un fenomeno: a diciassette anni era capace di scrivere analisi di rara lucidità sui problemi del mondo del lavoro, dell'economia e della società, afflitta da un immobilismo e da un conformismo fortissimi. “L’Idea Socialista”, il giornale sul quale un gruppo di giovani vicini al PSIUP invocano una forte e appassionata esigenza di rottura e d'innovazione nei confronti del desolante panorama culturale siciliano reazionario, filoclericale e continguo a Cosa Nostra. Peppino faceva nomi e cognomi, denunciando la piaga della droga, quella degli speculatori edilizi privi di scrupoli e le mani della mafia (a braccetto con la politica) sull'aeroporto in ampliamento. Ci vollero ben 23 anni perché l'omicidio di Peppino diventasse un omicidio di mafia. Di fronte al ricordo di quest'uomo coraggioso, gigantesco, le parole eversive di ieri (e non solo) con le quali Silvio Berlusconi ha attaccato nuovamente la magistratura, lasciata spesso solo insieme alle forze dell'ordine a combattere la criminalità organizzata, risultano particolamente becere e schifose.