venerdì 5 agosto 2011

L'intervento straordinario di Di Pietro



Mentre i mercati sprofondano negli abissi e i titoli italiani stanno diventando carta straccia, portandoci drammaticamente e inesorabilmente a una situazione di tipo greco, c'è chi ha ancora la faccia tosta di minimizzare gli effetti di una crisi finanziaria ed economica senza precedenti. La situazione è complessivamente molto più grave che nel '92, quando ancora potevamo contare sull'arma della svalutazione della nostra moneta e sull'effetto traino di altre economie mondiali, come quella USA che visse un periodo di crescita nell'era Clinton. L'ondata di vendite non sembra arrestarsi, e il contagio sta estendendosi perfino alle Borse asiatiche, che stanno facendo registrare il loro periodo peggiore dal 2008, cioè dalla crisi Lehman Brothers. In tutto ciò c'è chi responsabilmente si fa da parte, ammettendo le proprie responsabilità, come Zapatero in Spagna, e c'è chi fa orecchie da mercante e resta incollatissimo alla poltrona (ovviamente si parla di Silvio Berlusconi). In momenti drammatici come questi, servirebbe un'opposizione forte, che inchiodasse il governo vacillante e ormai palesemente privo di credibilità internazionale alle proprie responsabilità. È quello che è riuscito a fare in modo esemplare Tonino Di Pietro, sia pure con il solito italiano non proprio irreprensibile e con i suoi peculiari modi teatrali, nel discorso di mercoledì scorso alle Camera. In un momento come questo, con l'avversario ormai visibilmente disperato e alle corde, non è tempo di tecnicismi e di formule poco comprensibili, o di offerte che suonano inevitabilmente come inciuci: il capo del governo va preso (metaforicamente, s'intende) a schiaffoni, e bisogna cercare di dargliene il più possibile ogni volta che si presenta l'occasione propizia. Non è più possibile offrirgli altre scialuppe di salvataggio, dopo tutte quelle che gli sono state lanciate, non possiamo perdere altro tempo, il Paese va assolutamente liberato al più presto dalla sciagura di un premier irresponsabile che ci ha portato nel baratro e che sfacciatamente pensa solo a salvaguardare i propri interessi mentre la nave cola a picco ("investite nelle mie aziende").